Don Domenico Pasquale Pestarino tra Storia di Dio e storie degli uomini

1729   A Mornese i fratelli Quarlero Antonio e Don Giuseppe istituiscono la Cappellania Quarlero. Lasiano beneficiaria dei loro beni (1743) la giovanissima nipote Maria Maddalena Quarlero, figlia di Maria Limbania Mazzarello a patto che questa rimasta vedova in giovane età, non si risposi. Inoltre se Maria Maddalena  morirà senza eredi, i beni degli zii Quarlero, di cui la madre è amministratrice, passeranno alla parrocchia di Mornese. Per questo Maria Maddalena Quarlero sposa in giovane età, a sedici anni, FrancescoPestarino di Montaldeo, e hanno ben nove figli, l’ultimo Giovanni Battista sarà padre di don Domenico Pasquale Pestarino e amministratore della Cappellania Quarlero.

1805   Giovanni Batista Pestarino sposa Rosa Gastaldo. Questo matrimonio è allietato da quindici figli, Domenico è il settimo. Il primo figlio diventa medico, l’ultimo maschio farmacista, don Domenico Sacerdote, tre sorelle diventano monache. Alcuni muoiono in tenera età, altri realizzano una vita piena. La famiglia è benstante, e profondamente cristiana.

1817   Domenico Pasquale nasce a Mornese il 5 gennaio, riceve già in famiglia una serena educazione cristiana. Le prime scuole le fa dagli Scolopi a Ovada, poi per realizzare la vocazione sacerdotale le continua nel Seminario di Acqui.

1835   Nel Seminario di Acqui due insegnanti creano più divisione che comunione, e la quasi totalità degli allievi alla fine dell’anno migrano in altri seminari, Domenico arriva al Seminario di Genova e lo frequenta per terminare la filosofia e la teologia e prepararsi cosi al Sacerdozio.
Il Seminario proprio in quegli anni si rinnova spiritualmente e culturalmente. Il Rettore ha intuito che esso funziona bene se ci sono dei bravi Insegnanti, ma soprattutto se ci sono dei bravi Prefetti. I Prefetti sono i Sacerdoti, o i chierici più formati che stanno sempre con i Seminaristi per assisterli, incoraggiarli, educarli.
Don Domenico ha la fortuna di essere notato per le sue qualità dal Rettore, e già nell’ultimo anno di studente di teologia viene scelto come Prefetto dei più piccoli.
In Seminario nel frattempo si è instaurata una pietà soda, profonda, e sacramentale. La possibilità di confessarsi è settimanale. I Confessori scelti sono fedeli alla loro presenza, sono uomini di Dio semplici e profondi allo stesso tempo. Si riceve l’Eucaristia come cammino spirituale, con un dialogo continuo con il Confessore.
Come vice rettori o confessori o prefetti ci sono persone significative. C’è il Prof don Antonio Giannelli, oggi beato, come Confessore c’è lo Sturla, che è un prete dinamico, attento e preparato, specialmente come catecheta, poi come vice Rettore prima c’è don Tito Borgatta, poi arriva Tomaso Reggio, ora beato, prima e l’Alimonda, che diventerà il Cardinale di Torino. Tra i Prefetti di Seminario c’è un fratello di don Giuseppe e della Beata Paola Frassinetti. Questo ambiente incide profondamente sulla formazione del giovane seminarista.

1839   Il 21 settembre, dopo aver ottenuto la dispensa per la giovane età, ha solo 22 anni, Domenico diventa per le mani del Card Tadini don Domenico. E’ subito richiesto come Prefetto in Seminario e Lui ritorna a Genova. Credo che dobbiamo dire che don Domenico a Genova, impara a fare il santo prete, e per il servizio che gli è chiesto e l’ambiente che si è creato, e per le amicizie che continua a coltivare con i personaggi ecclesiastici più significativi del tempo.
Come prefetto prima dei piccoli, e poi dei chierici affina le doti educative, e come prete completa la sua formazione pastorale.
Genova in quegli anni è in fermento sia a livello religioso che politico. A Genova hanno operato a livello politico Mazzini, Garibaldi, Gioberti, Nino Bixio, il Conte Doria che vive anche a Mornese, e per alcuni preti il clima non è dei migliori. Lo Sturla va in Etiopia con il Cardinal Massaia, don Giuseppe Frassinetti per oltre un anno si ritira in un paese dell’Appennino e don Domenico nel 1847 decide di ritornare al paese.

1847   Il ritorno al paese di don Domenico è dovuto a diverse circostanze, una è certamente anche la morte della mamma nel 1845. Prima di ritornare in paese mette a frutto la sua funzione di Prefetto in Seminario e chiede a tutti gli Uffici delle curie, diocesana e religiose quelle facilitazioni che gli permetteranno di esercitare il ministero sacerdotale con più grazia e disponibilità…
Mornese, come tanti paesi del tempo è dominato dal giansenismo: si è cristiani e credenti, ma il Signore, proprio perché è Onnipotente, va scomodato poco: ci si confessa e ci si comunica prevalentemente una volta all’anno.
Il parroco don Ghio Lorenzo, sta andando avanti con gli anni, e ci vede poco, e don Domenico, visto che si mette a suo servizio, e a servizio della popolazione, ha la possibilità di esercitare nel modo più totale e completo il ministero sacerdotale.
E con la predicazione, il catechismo, la disponibilità alla Confessione e al Servizio della Carità fa crescere la vocazione laicale cristiana nel territorio.
Le sue qualità umane e cristiane lo stimolano a mettere a frutto le sue amicizie e conoscenze. I preti significativi che ha conosciuto in Seminario vengono volentieri a trovarlo, per qualche giorno di vacanza o di serena amicizia e viene chiesto loro di mettere a servizio della comunità cristiana i doni pastorali che hanno… e Mornese si arricchisce di idee, di fede e di testimonianza.
La Maccagno è una giovane orfana di papà, che ha già una certa istruzione e una certa indipendenza economica, e sotto la guida di don Domenico diventa maestra e fa scuola in paese e fonda le Figlie dell’Immacolata, che diventreranno in seguito le nuove orsoline, e un gruppo di queste, con Maria Mazzarello saranno il nucleo fondante delle Suore, Figlie di Maria Ausiliatrice.
Un fratello di Don Domenico è medico e diventerà anche sindaco del paese, comincia così anche la collaborazione con l’amministrazione comunale si preoccuperà di Istruzione, di Carità, con attenzione particolare agli ammalati e ai poveri, di tempo libero con la Compagnia teatrale…
Con la sua disponibilità al ministero sacerdotale don Domenico diventa nell’attenzione e servizio il motore della vita cristiana, culturale e sociale del paese.

1860   Muore il vecchio parroco che viene sostituito con un giovane sacerdote, le responsabilità di don Domenico diminuiscono, nel 1862 gli muore anche il papà. Don Domenico incontra don Bosco. Tra i due nasce una simpatica collaborazione, tanto che don Domenico diventa salesiano… esterno. Don Bosco lo lascia a Mornese, a consolidare le attività varie, e nel frattempo seguire un gruppo di ragazze che diventeranno poi le Figlie di Maria Ausiliatrice.

1864   L’amicizia tra don Pestarino don Bosco porta ad un interessamento vicendevole tra don Bosco e i mornesini… Il 7 ottobre di quell’anno Don Bosco viene a Mornese per la prima volta, accompagnato da un settantina di ragazzi… e a Mornese sorge per l’interessamento degli abitanti, di don Domenico e di don Bosco un Collegio che dovrebbe servire per l’istruzione dei ragazzi. Quando il Collegio è quasi completato, don Bosco riceve l’invito dal vescovo della diocesi di non aprirlo per i ragazzi, perché gli porterebbe via i ragazzi del piccolo seminario che sta rinnovando ad Acqui, e per alcune circostanze, in quel Collegio ci capiterà Maria Mazzarello con un gruppo di compagne il 24 maggio del 1872.

1872   Quel gruppo di ragazze, seguite spiritualmente da don Domenico, e che in Maria Ausiliatrice e don Bosco hanno trovato la grazia della vocazione religiosa, alla presenza del vescovo, di don Bosco di don Domenico stesso  il 5 agosto 1872 diventeranno ufficialmente Le suore: “Figlie di Maria Ausiliatrice” e direttore spirituale del Collegio e della nascente Istituzione è don Pestarino.

1874   La vita continua, ma i problemi e per il nuovo istituto, e per altre situazioni non mancano, e don Domenico soffre e tace e viene a mancare il 15 maggio 1874.
Don Domenico è certamente stato colui che con la grazia dello spirito ha saputo in un tempo di cambiamento trovare la strada per rinnovare la fede dei suoi compaesani, portandoli a una fede pregata, testimoniata e vissuta.
Mornese deve molto a Don Domenico per le qualità umane e sacerdotali che questo prete ha messo sempre a servizio della sua Comunità, e nella Comunità per il suo lavoro, per la grazia dello Spirito Santo e l’intervento materno di Maria Ausiliatrice sono sorte attività e istituzioni che anche oggi sono a servizio, con animo profondamente cristiano, non solo del territorio, ma del mondo.

Preghiera per ottenere la glorificazione di Don Domenico Pestarino

Dio Padre, che per mezzo dello Spirito Santo, hai voluto rendere feconda la nostra terra, facendo della vita di Don Domenico Pestarino un “sì” ininterrotto al tuo progetto di amore, a te eleviamo la nostra lode per la sua santità espressa in una esistenza totalmente donata all’avvento dei Regno, instancabile nella carità pastorale, permeata da un ardente amore a Gesù Eucaristia e alla SS.ma Vergine.

Per sua intercessione, concedi a noi, che lo invochiamo con fede, la grazia che tanto desideriamo, per poterlo presto venerare tra i tuoi Santi, a gloria dei tuo nome e a bene di molti. Amen.

Imprimatur: + Pier Giorgio Micchiardi Vescovo di Acqui Terme

Si prega a quanti ricevono grazie per sua intercessione di comunicarle a: Associazione ‘Amici di Don Pestarino” Via Santa Maria Domenica Mazzarello, 46 15075 Monese (AL) – Tel. 0143.875334/5 – 0143.887785.

Post Author: Dio

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