Cenni storici

Mornese deriva da Molonesio , toponimo che si ritrova ampiamente anche nell’archivio parrocchiale declinato alla latina in: Molonesii, Molonisi (genitivo locativo), Moronisio, Moronisi (la flessibilità linguistica tra la elle e la erre – Molo… Moro…- è di natura generale).

Il nome Molonesio richiama all’attività degli abitanti, mulattieri, indica quindi la presenza di un’antica ” stazione “correlata al passaggio delle vie del sale e di altri traffici tra le zone costiere e l’entroterra.Anche oltre l’appennino infatti si trovavano altre ” stazioni ” di mulattieri (ec. Campo Morone).

Gli abitanti originali derivavano da tribù liguri dell’Oltregiogo :

i Viturii erano insediati a cavallo dell’Alta Val Lemme, i Cavaturini erano insediati nella zona di Gavi,gli Odiati abitavano la valle dell’Albedosa , le alture di Parodi (Palaude) e di Montaldeo (monte Ouè),i Mentovini stazionavano a Marcarolo. Queste notizie sono rilevabili da un’antica tavola di bronzo custodita dal Municipio di Genova che in un pronunciamento del 13 Dicembre 117 a.C. regola i diritti tra le varie tribù.

Del periodo successivo abbiamo notizie ecclesiastiche.

Mornese appartenne alla Pieve (arcipretura) di Silvano ed alla Diocesi di Tortona fino al 1805.

La prima chiesa ,”S. Silvestro”, fu costruita dopo il 1100 dai Monaci del Santo Eremo posto nei pressi della sorgente dell’Arbara (erbaiia).Questa chiesa misurava tredici metri per sette

ed era alta quasi dieci metri. La facciata prospettava verso nord. Si trovava sulla strada in prossimità del ” Ponticello “, un rifugio a forma di “voltino”per mercanti e passanti. Il ponticello era situato prima del bivio per Monte Aldeo che permetteva di evitare di pagare i pedaggi ai marchesi Obertenghi che controllavano la vecchia via di Tramontana.

In quell’epoca le stazioni dei mulattieri erano spesso accompagnate da insediamenti monastici che garantivano rifugio ed assistenza. Il periodo delle invasioni barbariche e poi saracene portò devastazioni e la distruzione di Libarna.

Nell’alto medio evo si cercavano sempre vie alternative per evitare di pagare pedaggi ed agguati predisponendo stazioni di assistenza lungo gli itinerari più interessanti.

La grangia (nel medioevo complesso di edifici e di terreni tenuti da una comunità di frati cistercensi) pertinente a S.Silvestro si sviluppò sino a diventare una “villa”(un raggruppamento di case)-la Villa di Ponticello – che corrisponde all’attuale frazione Benefizi, dove abitavano icontadini (villani) in un luogo discosto dalla chiesa stessa di S. Silvestro per motivi di reciproca sicurezza. Poco più a sud si sviluppò il luogo dove facevano tappa ed abitavano molti mulattieri(il mulo=mulio)che pendolavano tra gli opposti versanti appenninici e la zona venne chiamata “Molanesio/Molonesio/Molinesio”-in latino trado: Mulonisi, Moronisi (genitivo locativo,che esprime il luogo dove abitano i mulattieri,dove si cambiano i muli) in dialetto: “mulneis, murneis“. Con l’aumentare del traffico crebbe di dimensione diventando “Villa di Molanesio“.

Il toponimo di Ponticello risulta ancora vivo nel 1741,in un atto del marchese Serra,mentre la Villa di Ponticello prese il nome di “Benefizio” verso la fine del 1300 quando fu data in feudo ai Gastaldi.

Altre Ville della zona erano quelle dei Gualchi, di Ponassi e di Voltigliana. Dopo la pace di Costanza (dopo le guerre di Federico Barbarossa )ed il formale riconoscimento dei diritti comunali le ville di Molonesio, Voltigliana, Gualca e Valponasca si aggregarono alla Villa di Ponticello,ovvero all’Abbazia del S. Eremo,la quale era sottratta alla giurisdizione civile ordinaria.

Nella unione che così si creò e che consisteva  sostanzialmente nell’integrazione economica delle più povere comunità agricole della zona (Ponticello, Gualca, Valponasca e Voltigliana) con la Villa di Molonesio che imperniava la sua economia sul più redditizio traffico mulattiero,tutte le Ville in questione potevano ottimizzare le loro risorse. Il Priore del Santo Eremo ne era la guida religiosa ed esercitava la giurisdizione civile con il titolo di Abate, mentre le istanze della nuova comunità e la sua amministrazione erano sostenute dai Sindaci della Villa di Molonesio,la cui popolazione era più numerosa.

Quando Molonesio pretese che le decime pagate dalle Ville partecipanti alla nuova aggregazione venissero devolute alla Chiesa di S. Silvestro a danno di S. Remigio e di S. Stefano ne scaturì una vertenza. Il 6 Aprile 1188 l’autorità Ecclesiastica di Milano mediò un compromesso, cui il 18 Aprile 1188 seguì una senteza per cui Gualca e Valponasca (Ponassi) tornarono sotto la giurisdizione d’ecclesiastica di S. Remigio e S. Stefano (Parodi) mentre la Villa di Voltigliana venne definitivamente assegnata all’Abbazia del S Eremo e per la setssa alla Comunità di Molonesio.

Il 18 APRILE 1188,data della sentenza milanese, è quindi per noi la data della nascita del  Comune di Mornese.

L’Abate del S Eremo si trasferì a Molanesio erigendo un suo castello (il castellazzo) sul poggio che guarda verso S. Remigio e S. Stefano. La contrada “del castellazzo”è indicata spesso nelle carte di archivio e corrisponde grossomodo ai vecchi borghi sul lato destro dell’attuale via  Chiesa (salendo).

Con questa sentenza la situazione di indipendenza di Molanesio e dell’Abbazia,sostenuta dalla marginalità stessa del suo territorio e dalla povertà delle sue risorse, si consolidò anche sul piano del diritto.

La Comunità di Mornese in seguito era rappresentata da due Consoli e la giurisdizione esercitata tramite il feudatario.

Nei secoli si susseguirono come feudatari i signori genovesi Doria, da Passano,Pallavicini,Serra e i loro eredi.

In periodo Napoleonico Mornese venne assegnato al dipartimento di Cairo Montenotte.Nel primo 800 il castello fu riacquistato dai Doria.

Dal 1805 la Parrocchia di Mornese passò Dalla Diocesi di Tortona a quella di Acqui.Con la Restaurazione ed Il Congresso di Vienna (1815)Mornese divenne parte del Regno di Sardegna e quindi confluì nel Regno d’Italia e nella Repubblica Italiana

 

Post Author: Dio

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