Chiesa di S. Silvestro Papa a Mornese

Cenni storici

La parrocchiale di Mornese è un complesso architettonico sviluppatosi a partire dal ‘400. Sorta come oratorio dedicato alla Vergine, divenne una chiesetta intitolata a Santa Maria e nel ‘500 era già parrocchia; con l’avvento di Nicolò Pallavicino a feudatario di Mornese le si costruì accanto una seconda chiesa, aperta al culto il 22 novembre 1602. Essa fu intitolata a S. Nicola e la chiesa di S. Maria divenne Venerando Oratorio della SS.ma Annunziata.

  1. Nicola aveva una sola navata ed era separata dall’oratorio da una stradina che portava alle vigne sul retro. I due edifici erano collegati da un arco. A partire dal 1812 la chiesa parrocchiale – che da tempo aveva ripreso il nome di S. Silvestro, titolare della prima parrocchia di Mornese – fu continuamente ingrandita e rinnovata: la facciata (progetto dell’Ing. Ferrari di Orsara) risale al 1887 e il campanile al 1899; sia i tre portoni – opera dei laboratori salesiani di Torino – sia le statue dei santi patroni sulla facciata esterna (elaborati dal savonese Brilla) risalgono allo stesso periodo; più tardi invece i mosaici (nella lunetta centrale: S. Pietro battezza il centurione). La via Crucis della Val Gardena è del 1924 e l’ampia decorazione pittorica del 1930: l’edificio è fortemente caratterizzato dall’arte floreale e dall’artigianato artistico proprio dell’art nouveau e reca l’impronta decisiva del Prevosto Don Voglino, parroco di S. Silvestro dal 1895 al 1947.

L’oratorio fu ingrandito già nel 1828/9, quando il Marchese Doria concesse un terreno sul retro per le attuali sacrestie. Il maestro Pugnetti costruì il presbiterio e il coro dell’oratorio, affrescati dal pittore Muratore di Novi: egli vi rappresentò, oltre alla Madonna e agli evangelisti coi loro simboli, il Papa  e S. Carlo Borromeo (alla cui regola erano legati i ‘Disciplinati” dell’oratorio). L’altare fu rinnovato nel 1890 da Achille Canepa di Genova e l’antica statua della Vergine venne restaurata nel 1920. Il tempietto con le colonne è un’opera ottocentesca. Nei sotterranei si trova una pregevole raccolta di presepi da tutto il mondo, la rappresentazione della Terra Santa e un Presepio caratteristico.

Suggerimenti per la visita della chiesa:

Il fonte Battesimale

Lavoro del 1900 dello scultore toscano Cav. Antonio Bacci, di Serravezza, che così lo descrive:”Battistero di forma ottangolare con zoccolo quadrato, il tutto eseguito in marmo bianco chiaro, bellissimo, con ornati ed emblemi allegorici in alto rilievo, con gli emblemi degli evangelisti e…. con statua di S. Giovannino in marmo statuario.”  Le sue sculture simboliche rappresentano la SS. Trinità, l’Agnello di Dio e il pellicano che nutre i suoi figli (simbolo dell’Amore di Cristo per noi). L’antico quadro alla parete rappresenta il Battesimo di Gesù al Giordano.

La cappella del Sacro Cuore

fu decorata all’inizio del secolo scorso dal pittore Luigi Gambini di Alessandria: notevole l’immagine del cuore coronato di spine posto al centro di un orologio: Gesù incarnato al centro del tempo, Gesù pienezza dei tempi.

Altare delle Anime o di San Giuseppe

Nostra Signora del Suffragio è l’unico quadro seicentesco rimasto a Mornese dopo le requisizioni napoleoniche.

L’altare è opera dello scultore A. Bacci di Serravezza, che vi ha scolpito il “Transito di S. Giuseppe”.

Il pulpito

Il pulpito di legno scolpito fu realizzato dai giovani delle Scuole Arti e Mestieri di Torino, che nel 1909 fornirono anche i confessionali e le bussole delle porte.

Le cinque figure che ne sostengono la base rappresentano: al centro il Cristo, ai lati i simboli dei quattro evangelisti ossia a destra il leone di San Marco e il toro di San Luca, a sinistra l’aquila di San Giovanni e l’uomo alato di San Matteo. Nel pergamo le cinque nicchie contengono le statue di San Silvestro papa, al centro; alla sua destra si trovano San Giuseppe e San’Antonio da Padova; a sinistra San Guido vescovo e San Nicola da Tolentino. Il baldacchino è orlato da volute floreali e da una tarsia con al centro una piccola Croce. Sul soffitto, al centro di una raggiera dorata, la colomba simboleggia lo Spirito Santo. La scala a chiocciola è in ferro battuto, opera del fabbro mornesino Cavanna, come le grandi vetrate.

Cappella del Rosario

La statua settecentesca della Madonna, il bel tabernacolo di legno dipinto e il “confalonetto” dipinto su stoffa furono tra le condizioni poste dai Domenicani per l’autorizzazione della Compagnia del Rosario documentata dal “breve” del  27.7.1605.

Presbiterio e altare maggiore

L’altare maggiore è dedicato al SS.mo Sacramento. La base dell’altare maggiore e la balaustra furono donati nel 1738 dalla marchesa Eleonora Serra, feudataria di Mornese. Ai lati dell’altare due angeli con lo stemma marchionale dei Serra, che ritroviamo nei pilastrini di accesso alla balaustra. Il contr’altare – aggiunto col restauro degli anni ’30 – è ornato da un medaglione con l’effigie di San Silvestro Papa.

Il coro ligneo fu eseguito nel 1830 da Francesco Candia di Gavi. Sopra al coro, la grande tela rappresenta San Silvestro I che battezza l’imperatore Costantino; fu dipinta nel 1860 da Santo e GioBatta Panario, pittori in Genova e restaurata già nell’800 da C. Frixione di Ovada.

I due grandi quadri laterali furono acquistati a Genova il 9 ottobre 1827 dal prevosto Carrante. Rappresentano La purificazione della Beata Vergine (o Presentazione al tempio) e L’Epifania di Nostro Signore.

Altare di S. Nicola

L’agostiniano S. Nicola da Tolentino è patrono di Mornese dal 1602, quando il feudatario Nicolò Pallavicino, patrizio genovese, contribuì grandemente all’edificazione di questa chiesa. La parrocchia riprese in seguito il nome di San Silvestro che era titolare di una più antica cappella campestre. Nel 1920 lo scultore e indoratore Attilio Righetti di Genova fornì il gruppo statuario commissionatogli dal prevosto di Mornese Don Ernesto Voglino.

L’altare di Sant’Antonio

in legno, fu scolpito dal mornesino Renzo Pestarino. Nella nicchia è collocata la statua di Sant’Antonio, commissionata nel 1920 allo scultore e indoratore Attilio Righetti di Genova.

L’altare “dell’Oratorio”

fu edificato nel 1938 in occasione della beatificazione della nostra Santa mornesina Maria Domenica Mazzarello. Il dipinto raffigura la Santa circondate dalle sue oratoriane.

Sulla porticina in ottone del tabernacolo è rappresentato il pellicano che nutre i suoi figli, simbolo di Gesù Cristo che si dona nel sacramento dell’Eucarestia. Questo simbolo ricorre nel tabernacolo (del 1943) dell’altare maggiore.

L’altare di Maria Ausiliatrice

è in marmo bianco; nella nicchia vediamo la statua della Madonna: ai suoi piedi una statua di marmo di S. Luigi, particolarmente pregevole per i suoi “ricami”, acquistata dai mornesini con una colletta ai primi del ‘900.

L’organo

Questo organo (due manuali di 58 tasti, pedaliera di 27 pedali – prospetto di 33 canne in stagno, disposte a cuspide unica e due ali laterali) venne consegnato il 13 aprile 1919 dalla ditta Giuseppe Gandini di Varese. Nel 1920 lo scultore e indoratore Attilio Righetti di Genova eseguì la doratura di 9 ornalini della cassa dell’organo. Nel 1921 il pittore Luigi Gambini, di Alessandria, dipinse i tendoni allegorici dell’organo in quarantacinque giorni. L’indoratura, la pittura e la scultura di tutta la cassa dell’organo furono portate a termine dall’indoratore Pesci. Recentemente l’organo è stato completamente smontato e restaurato e viene usato sia per le funzioni religiose sia per concerti.

Decorazione “floreale” del pittore Luigi Gambini (anni 1930)

Nell’abside:

lo Spirito Santo rappresentato in forma di colomba si irradia verso le tre virtù teologali: fede, speranza e carità, riconoscibili per i loro simboli: la fede ha calice e fiamma, la speranza l’ancora e la carità un cuore rosso (teologali “perché ci portano immediatamente verso Dio”).

La comunità ecclesiale si mette sotto l’egida del papa S. Silvestro (che porta la stessa croce del quadro) e del vescovo di Acqui S. Guido (ai lati).

Ai lati della cupola gli apostoli principi della chiesa: Pietro e Paolo. Negli angoli i quattro evangelisti con i loro simboli: San Giovanni e l’aquila, San Marco e il leone, San Luca con il bue, San Matteo con l’uomo alato.

Al centro della cupola, l’esaltazione dell’Eucarestia con la scritta “Ascendit fumus aromatum in conspectu Domini”: il profumo degli aromi sale al cospetto del Signore.

Nella navata centrale:

i tre grandi “medaglioni” centrali ci presentano il volto misericordioso di Dio: Gesù con i bambini “lasciate che i pargoli vengano a me”, l’assunzione della Beata Vergine Maria, madre di Dio e della Chiesa, e Gesù Buon Pastore. La prima scena, Gesù con i bambini, è contornata da quattro santi: S. Teresa del Bambino Gesù, S. Nicola da Tolentino, S. Antonio da Padova e la giovanissima martire S. Agnese. Oltre la seconda scena, l’Assunzione, vediamo due santi piemontesi: S. Giovanni Bosco e S. M. Domenica Mazzarello, ai lati dell’organo S. Luigi Gonzaga e S. Domenico con il simbolo della tromba (predicatore). Nelle lunette laterali sono rappresentate alcune virtù. Le figure alate che porgono la coppa e – di fronte – la mitra e la tiara o triregno (simbolo del vescovo e del papa) si riferiscono agli attributi del titolare della chiesa parrocchiale, S. Silvestro Papa che ha battezzato l’imperatore Costantino (con la coppa dell’acqua del Battesimo). Ai lati dell’Assunta vediamo la giustizia (con la bilancia) e la fortezza (con scudo, elmo e quercia). Ai lati del Buon Pastore riconosciamo l’umiltà (con la colomba) e la prudenza o temperanza (con compasso e altri simboli dei costruttori).

Post Author: Dio

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